03.5 - Le Banche dimenticate

 
 
Le altre Banche vigevanesi la cui documentazione storica è marginale

Banco Bovisio

Una dinastia di banchieri:

Il Banco Bovisio fu fondato dal Prof. Costantino Bovisio, insegnante di Calligrafia che, negli anni ‘20 del secolo scorso lasciò la scuola e fondò il Banco con un Rag. Pisani che restò sempre in azienda.

Costantino muore nel 1930 e gli subentra il figlio Walter (classe 1908) che lascia gli studi a Torino per prendere le redini del Banco. Si laureerà successivamente in legge.

Walter muore nel 1947 lasciando erede la moglie Nunzia Averone che diventerà l’unica BANCHIERA in Italia.

Le operazioni di valutazione d’azienda per il passaggio ereditario furono eseguite da Giordano dell’Amore, famoso banchiere per anni Presidente della Cassa di Risparmio delle provincie lombarde. che fu forse compagno d’università di Walter. Nunzia Averone gestisce l’azienda con la stretta collaborazione del professionista rag. Bianchi. Nel  1958 l’azienda è acquisita alla Banca Provinciale depositi e sconti, che successivamente sarà
assorbita dall’Istituto Bancario San Paolo di Torino – ora Banca Intesa – San Paolo
Il Banco Bovisio era una delle poche aziende bancarie individuali, cioè intestate a una persona fisica. La  sede era in Corso della Repubblica, a fianco alla vecchia caserma dei Carabinieri.

Nel 1944 aveva quattro dipendenti che arrivarono a 12 con la gestione della Banca Provinciale  Depositi e Sconti. Il Banco operava con piccola clientela, ma svolgeva anche servizi di cassa per piccoli enti quali lo Sport Club e il Consorzio irriguo Brughiera.

Durante la lotta di liberazione Walter Bovisio aderì al Partito d’Azione e sembra che desse un appoggio attivo alla lotta partigiana. Si dice che, in quel periodo, nel caveau del Banco si trovasse anche un deposito clandestino di armi leggere.

La presenza del Banco Ebraico

Aspetti politici, economici e sociali del XV Secolo
Di Marco Bianchi
 
I finanziamenti per sostenere le varie attività pubbliche provenivano dai fitti dei possedimenti della comunità, dalle imposte e dai prestiti; e, per i privati, i finanziamenti erano o propri o ancora da prestiti. Ma, i prestiti tra cristiani dovevano essere esenti da interessi o usura: nel Vangelo (di Luca, 6, 35) è detto:" Mutuum date, nihil inde sperantes", date a prestito senza nulla sperare. Altrimenti si faceva peccato. Si cercava di evitare la norma camuffando il prestito sotto altri contratti (di compra-vendita, di affitto, di società).
Ma anche tale procedura era, per i cristiani, a rischi di peccato. Se invece la pratica del prestito di denaro ad interessi era proposta da ebrei (dalle anime già condannate e fuori dalla salvezza eterna per il rifiuto di Gesù Messia), veniva autorizzata con la concessione della "condotta del banco". Quindi gli ebrei potevano, con le dovute licenze del pubblico potere, praticare i prestiti ad interesse ossia ad usura. Ed essi erano disponibili, invogliati a prestare, in vista degli interessi e del ritorno del capitale prestato. Il Convocato del Consiglio Generale di Vigevano del 15 maggio 1485 riferisce della concessione fatta all'ebreo Salomone Galli di venire ad abitare a Vigevano con la sua famiglia per praticare i prestiti ad usura, cioè ad interessi. I Galli, di provenienza francese (come dice il nome), avevano "una fitta rete di relazioni d'affari e di banchi in vuona parte della Lombardia orientale e meridionale, nonchè rapporti mercantili con Genova e una filiale a Nizza.
I pegni dati ai mercanti per ricevere prestiti erano di norma prodotti lanieri, cosicchè il banco dei Galli venne ad assumere la prerogativa di attività mercantile-bancaria. Anche i pubblici chiedevano prestiti. Voglio ricordare un episodio: il Consiglio Generale del 5 marzo 1450, su sollecitazione di Abramo Ardizzi, deliberò di offrire in dono "bacillam unam argenti" a Francesco Sforza, per il suo ingresso ufficiale in Milano quale nuovo duca. La spesa avrebbe raggiunto i 112 ducati, ma la cassa della comunità difettava e quindi si ricorse al prestito presso l'ebreo Datilo Galli.Questi volle garanzie per il sicuro recupero del capitale e degli interessi (al tasso medio annuo del 36%). Il Consiglio Generale affermò che Galli avrebbe potuto sequestrare beni e persino persone della comunità in caso di mancata restituzione di quanto gli spettava. I membri del Consiglio dovevano proprio essere presi alla gola per promettere tanto! Il prestito fu ottenuto e Vigevano fece la sua dignitosa figura nel concorso degli omaggi al duca da parte delle città e delle terre del Ducato. Per la restituzione del prestito e degli interessi si prese tempo.Il Galli sollecitò più volte il Consiglio Generale. Nel 1453 3 nel 1454, gli ebrei di Vigevano chiesero direttamente l'intervento di Francesco Sforza per essere rimborsati per i loro prestiti pubblici e privati. Il duca ordinò la restituzione. Il Consiglio Generale di Vigevano  fu costretto ad innalzare decisamente le aliquote d'imposta, praticamente triplicandole tra il 1452 e il 1454, con risentimento dei vigevanesi verso i Galli. Ma occorre segnalare che il prelievo fiscale, oltre a saldare il debito verso il banco ebraico, concorreva alla copertura delle spese ducali di guerra contro Venezia e ai costi di ricostruzione delle mura diroccate di Vigevano. infatti il Consiglio Generale aveva deciso di rabberciare e riedificare le mura rovinate e distrutte dai trascorsi episodi di assedi e di scontri armati. Non si poteva soltanto invocare il soccorso del Patrono S. Ambrogio a sostegno della comunità, se questa non faceva la sua parte di difesa! Era stata in proposito diffusa la voce che S. Ambrogio era apparso in sogno a un membro del Consiglio Generale, invitandolo a promuovere l'attuazione delle mura difensive. Anzi, il santo aveva indicato pure un segno: dove una "porca rossa" stava rovistando col grugno, là si doveva iniziare la ricostruzione delle mura di cinta. Ed ecco, corse la voce: "Fuori della Porta di Valle una porca rossa con alcuni porcellini col grugno scava la terra. Accorse il popolo: il fatto fece credere avvenuto il sogno, onde si stabilì che ivi si cominciasse ad edificar le mura". Era il 20 agosto 1452: una targa su pietra, infissa nella torre contigua al Molino Inferiore di Porta Valle, ricordava l'evento, "Fu collocata inoltre sotto il palazzo di giustizia unastatua in pietra-cotta rappresentante la porca augurale, la quale durò sino all'anno 1492, epoca in cui fu da Ludovico il Moro riedificato il nuovo portico colla piazza". Per sopperire in parte alle spese, fu introdotta la manciata di grano che i venditori sul pubblico mercato dovevano devolvere al fisco locale per ogni moggio di grano venduto.Comunque, le notevoli imposte del 1454 marcarono un diffuso risentimento verso il banco ebraico dei Galli ( per non dire della spiacevole luce in cui veniva collocata l'inadempiente comunità di Vigevano, sfoggiante regali non pagati, nella sfera del prestigio presso il duca di Milano). Già in crisi nel trapasso tra Visconti e Sforza fu imposto agli ebrei in Vigevano di portare il "segno". Ora veniva rimarcato il "segno degli eretici", consistente in un triangolo di stoffa gialla cucito sul vestito nero, all'altezza della scapola. Inoltre, il ConsigLio Generale decise, nel 1457, di istituire in Vigevano una pubblica "Camera pignorum" che a suo modo faceva una certa concorrenza al banco ebraico nell'ambito dei pegni. E, in prospettiva, si delineavano reazioni anti usura. Ma prima si ebbero ulteriori sviluppi in Vigevano nel settore dei prestiti e del commercio. Nel 1459 venne a risiedere a Vigevano una famiglia ebraica, quella di Emanuele Chorco.
Questi proveniva da castelnuovo Scrivia ove, con i fratelli Elia e Aronne, teneva rapporti commerciali con operatori mercantili da Genova. Egli non chiese la "condotta" di un banco di prestiti (la piazza era occupata dai Galli), ma si interessò del "traffico" commerciale. Occorre poi segnalare l'attività della famiglia ebraica degli Averlino. Infatti, nella vicina Pavia operava il banco ebraico finanziario-mercantile di Manno Averlino. Gli Averlino controllavano la tratta o commercio in esportazione del guado, il colorante vegetale per dare l'azzurro ai tessuti: l'esportazione del colorante costituiva una parte consistente dei carichi verso le regioni fornitrici di lana (Provenza e Spagna). Ebbene, nel 1470 gli Averlino di Pavia stringevano alleanza con i Galli di Vigevano, spingendo lo sviluppo del lanificio con l'assicurazione dell'"esito" ossia della vendita dei prodotti in Italia e fuori Italia (con le loro ramificazioni nel nosrd e nel centro Italia, con Firenze e Roma, e fino alla Provenza francese e alla Catalogna iberica, e con l'emissione di lettere di credito e di cambio). Ma la forte predicazione contro l'usura. soprattutto da parte dei Francescani con l'ardente parola di fra' Bernardino da Feltre, metterà in discussione il banco degli ebrei anche a Vigevano. I quaresimali del 1478 3e del 1479 avevano suscitato reazioni anti usura e anti ebraiche. nel 1488, Bonaventura Galli, figlio di Datilo, e Salomone Galli, figlio di Mosè ( entrambi nipoti del primo Salomone Galli che nel 1435 fu accolto a Vigevano per la condotta del banco), vennero accusati di tenere e commerciare libri blasfemi e vennero condotti a Milano. Qui furono processati e condannati a morte; ma la pena fu tramutata (direi:"ovviamente", per le perenni esigenze finanziarie del duca) nel pagamento di una ingente somma di denaro e nel bando. L'esilio dei Galli eliminò da Vigevano una ditta divenuta altamente concorrente sul piano del commercio laniero, ma sul piano finanziario tolse una importante fonte di prestiti. Occorre attendere i primi decenni del Cinquecento per il ritorno degli ebrei a Vigevano (e successivamente la loro collocazione nel "Ghetto degli Ebrei" nell'attuale Vicolo Roncalli).
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