04 - LE ISTITUZIONI

STORIA SELLA DIOCESI DI VIGEVANO

STORIA della DIOCESI di VIGEVANO   http://www.diocesivigevano.it/ 

(Tratto dall’omonima pubblicazione – Editrice La Scuola 1987)

Gli inizi del Cristianesimo

I primi insediamenti sono dei Levi-Liguri verso il 1.000 a.C. La prima religione è politeista. Il Cristianesimo si afferma nel 313. Fondatore della chiesa pavese è S. Siro. Altri due vescovi che diffusero la religione in Lomellina furono S. Epifanio e S. Ennodio.

Nel periodo successivo al 300 si fondano le prime parrocchie: costituite dall’oratorio e dal cimitero. Le prime chiese erano seguite all’inizio da un diacono e solo più tardi da sacerdoti. La chiesa era fuori dalle mura e cappelle sussidiarie erano presenti nell’abitato.

Le pievi principali denominate matrici nel V secolo erano a Lomello, Vellezzo, Pieve del Cairo, Breme, Sparvara. Queste pievi dipendevano da Pavia. Altre come Dorno, Gambolò, S. Martino Siccomario, Somma, S. Nazaro del Bosco, S. Angelo, Mede e Zeme dipendevano da Milano. Altri passaggi alle diocesi di Novara e Vercelli si susseguirono per i 2 secoli seguenti con una distribuzione che rimarrà invariata fino al 1530.

Nel 1460 la Lomellina conta 21 pievi e 89 cappelle. Accanto a queste i battisteri di Lomello, Breme e Vellezzo.

 Il cristianesimo in Lomellina dal 1000 al 1530

Nascono nuove chiese sotto l’influsso dei monaci benedettini: a Sartirana, a Gambarana,  a Pomello. A Mortara di trasferirono i monaci regolari di S. Albino, a Breme i monaci della Novalesa.

I monaci benedettini eressero le abbazie di Acqualunga, dei cistercensi di Erbamala, di Villanova di Cassolo, di Gambolò,  di S. Giorgio, di Ceretto. Alle abbazie si aggiunsero 39 priorati e 8 monasteri femminili. Dopo il 1300 i Domenicani aprirono in Lomellina 4 case e i Francescani 5 conventi. 

Dal 1530 al 1817

La diocesi fu costituita nel 1530 da Papa Clemente VII contemporaneamente con la concessione della dignità di città a Vigevano. La diocesi contava 6 parrocchie (5 nel 1532). La diocesi era suffraganea del metropolita di Milano.

Primo vescovo fu Galeazzo Petra che morì nel 1552. quasi 92 anni di età (un record per l’epoca).

La diocesi aveva 18 componenti. Nel 1618 venne costituito l’Ufficio della Penitenza e nel 1672 quello Teologale.

Le confraternite

Erano corporazioni ecclesiastiche composte da laici con lo scopo di diffondere la vita cristiana per mezzo di opere buone dirette al culto e alla carità. Avevano sede in una chiesa . Ne facevano parte tutti cattolici che ne avevano gli attributi. Nei scoli accumularono anche molti beni poi confiscati dopo la Rivoluzione francese. Mons. Petra fonda le prime due di S. Francesco e S. Cristoforo.

Il vescovo successivo fu Alessandro Casale (1577-1582), durante la sua permanenza ci fu la vista di S. Carlo Borromeo nel 1578.

Seguì Bernardino Bricennio di famiglia spagnola. Istituì la Confraternita dell’Annunciazione di S. Maria Santissima. Partecipò ai funerali di S. Carlo (nel 1584).Istituì nel 1588 anche un ospedale da un lascito dei coniugi Bossi.

Nel 1589, dopo la sua morte, fu nominato vescovo di Vigevano Pietro Fauni Costacciaro da Ancona che prese parte al Concilio di Trento. Fu anche governatore di Finale e vicario imperiale. Morì nel 1592.

Nel 1594 lo segue Marsilio Mandriano. Convocò il terzo e il quarto sinodo diocesano. Si portarono a termine i lavori per la cattedrale ad eccezione della facciata e delle cupola.

Nel 1610 gli successe Pier Giorgio Odescalchi da Cremona. Convocò il quinto sinodo diocesano. Istituì le congregazioni per l’assistenza ai poveri e agli infermi e l’esposizione delle SS. Quarantore da tenersi in dodici chiese della città. Nel 1612 consacrò l’altare maggiore del Duomo. Si racconta che morì a seguito di un atto di violenza da parte di sconosciuti nel 1620.

Gli successe Francesco Romero da Valladolid. Furono gli anni della famosa peste manzoniana e a Vigevano si costruisce un lazzaretto presso l’attuale chiesa del cimitero. Morì nel 1635.

Un altro vescovo spagnolo(Giovanni Gutierrez) che restö in carica un solo anno.

Stefano Donghio da Genova lo seguì. Non fu mai a Vigevano e morì nel 1667.

Si ritorna ai vescovi spagnoli con Gabriele Adarzo de Santander che convocò l’ottavo sinodo, istituì la confraternita della Madonna dei Sette Dolori a Vigevano e fece costruire la chiesa di S. Lorenzo a Mortara. Nel 1657 fu nominato vescovo di Otranto e lasciò la città.

Nel 1659 subentra Attilio Pietrasana dodicesimo vescovo di Vigevano.Costruì la prima curia vescovile (dove si trova ancora oggi). Morì nel 1666.

Gli succede Gerolamo Visconti milanese. Divise i patrimoni del seminario e della curia. Morì nel 1670.

E’ la volta di Giovanni Rasino di anch’egli di Milano. Istituì l’Ufficio Teologale per la spiegazione della S. Scrittura bella chiesa cattedrale. Pone la prima pietra della chiesa di s. Bernardo. Muore nel 1672.

E’ il periodo di Giovanni Caramuel (fino al 1682) spagnolo di nascita con una lunga precedente esperienza in Boemia e in Italia. A Vigevano si occupa dell’istruzione religiosa del clero e del popolo e alla pubblicazioni delle sue numerosissime opere in diverse discipline scientifiche e non.

Su suo disegno fu completata la facciata del Duomo, lo scalone del Castello e i portici della Piazza.

E’ sicuramente il vescovo più importante di tutta la storia dell’episcopato locale. Un convegno recente (14-16.12.2006) ne ha esaltato il genio e la multiforme attività sociale e scientifica.

Gli successe Ferdinando de Roxas che ebbe un episcopato di soli due anni.

Occorre attendere fino al 1688 per il nuovo vescovo mons. Pietro Marino Soriani. Fece costruire le chiese di S. Maria del Popolo e dell’Addolorata. Morì nel 1702.

Gerolamo Archinto. Fece iniziare i lavori per la cupola del Duomo (poi sospesa per mancanza di fondi). Morì nel 1710.

Giorgio Cattaneo dal 1712. La cupola del duomo fu ultimata. Inizia la costruzione della chiesa di

S. Carlo. Morì nel 1730.

Carlo Bossi da Milano. La chiesa di S. Carlo è ultimata. I resti del Beato Matteo Carceri sono posti nell’attuale scurolo. Muore nel 1753.

Iniziano i vescovi piemontesi con Francesco Agostino Della Chiesa dal 1755 con un episcopato molto breve (muore nello stesso anno).

Giuseppe Maria Scarampi dal 1757. Tiene il non sinodo e fonda il nuovo ospedale. Resta in carica fino alla sua morte nel 1801.

Nel 1817 la diocesi è rifondata e diviene suffraganea del metropolita di Vercelli. La popolazione è già di 123.000 abitanti. Nel periodo napoleonico Nicola Zaverio Gambone fu eletto vescovo dall’imperatore ma non ratificato dalla S. Sede. Mons. Gambone morì nel 1808. L’epoca era anche di grandi rivoluzioni teologiche e solo nel 1814 fu imposto il catechismo di mons. Casati.

Dopo il Congresso di Vienna la diocesi di Vigevano veniva ingrandita a 69 parrocchie (sempre facente parte della regione ecclesiastica piemontese).

Il secolo XIX

Il clero, seppure notevolmente superiore a quello attuale, segna una prima diminuzione già sotto l’episcopato di mons. Accusani (183-1843). Il governo piemontese ha una politica indubbiamente anticlericale con pesanti interferenze nella vita della diocesi.

La chiesa riprende un proprio controllo della situazione solo con mons. De Gaudenti (1871-1891) e ciò coincide anche con la ripresa delle vocazioni sacerdotali (l’origine dei nuovi sacerdoti è prevalentemente contadina così come , in molti casi, anche per i vescovi).

Primo vescovo della diocesi dopo la sua estensione è mons. Toppia dal 1818. Lo segue mons. Pio Vincenzo Forzani dal 1830 che cerca di mediare fra nuova cultura e vecchia pratica con un occhio particolarmente attento alle classi più povere.

La diocesi successivamente affronta un lungo periodo senza vescovo (regge la diocesi un vicario reggente per ben dodici anni: Vincenzo Capelli), solo nel 1871 viene letto vescovo Pietro Giuseppe De Gaudenti sotto il cui episcopato si notano le prime avvisagli di un nuovo impegno cristiano.

Dagli inizi della Pastorale al primo dopoguerra

Nel 1891 è vescovo di Vigevano Giacomo Merizzi. La popolazione ha superato le 20.000 unità e l’attenzione si focalizza alle “cose nuove” (analizzate dalla Enciclica Rerum Novarum)e all’industrializzazione. Mons. Merizzi prestava anche particolare attenzione alle persone disagiate favorendo la creazione di nuovi ospizi oltre a visitare e aiutare gli orfanotrofi esistenti (Merula e Riberia). E’ anche il momento dell’opera missionaria di Padre Pianzola e di Padre Berruti.

Nascevano anche istituzioni benefiche come l’Istituto Neurone.

Il fascismo e la resistenza

E’ il periodo degli episcopati di mons. Scapardini e di mons. Bargiggia.

Sono momenti difficili. Nel 1924 è vittima delle violenze contro i cattolici don Minzioni, esponente molto rilevante dell’Azione Cattolica.

Il movimento, molto attivo anche in Lomellina, accoglie fra le sue fila a Mortara Teresio Olivelli, recentemente proclamata beato per le sue azioni di estremo sacrificio a favore degli altri.

Si affermano anche movimento di fiancheggiamento come quello degli uomini cattolici nell’ambito delle diverse categorie professionali come ad es. i ferrovieri, così come anche le donne e le giovani cattoliche impegnate nell’apostolato in ambienti particolarmente difficili come le fabbriche e delle scuole.

Altro fenomeno di grande rilievo nel periodo è quello legato alla nascita degli oratori che affiancano attività puramente religiose ad altre attività di svago e impegno artistico (le compagnie di recita, le bande musicali). Il tutto almeno per equilibrare l’impegno che, nello stesso periodo, impongono le parate paramilitari dei giovani balilla e dei giovani avanguardisti.

Accanto a questo si esplicita l’azione delle suore missionarie dell’Immacolata inviate nei luoghi più sperduti della Lomellina dove, con atteggiamenti ed un abbigliamento molto dimesso (simile a quello delle donne di campagna) avvicinano i più diffidenti così come le mondariso che lavorano nelle nostre campagne dall’inizio di giugno a metà luglio spesso con paghe risibili (11 lire al giorno che poi salgono a 17 nel ’28 per una lavoro massacrante di 12 ore e un accoglienza in termini di vitto e alloggio veramente al limite dell’umano. Si dorme sulla paglia, ci si ammala facilmente, le condizioni igieniche sono pessime). La chiesa (è molto attivo padre Pianzola) le assiste spiritualmente e,d ove possibile, anche materialmente. I numeri sono enormi: 45.000 lavoratrici assiste nel ’25, 100.000 circa nel ’29, 135.399 nel ’30.

E’ anche il tempo delle figure mitiche della storia religiosa come quella di don Bosco, canonizzato nel 1929 ed al quale in Lomellina si erano dedicati numerosissimi oratori.

Il problema operaio

La regione è in forte sviluppo: già nel 27 si contano 335 imprese con oltre 7.000 operai. La lotta della chiesa a favore della categoria è costante e vede, anche in questo caso padre Pianzola e padre Balduzzi in primo piano. Nascono i convitti (presso l’Immacolata a Vigevano, presso lo stabilimento Gianoli al Molino del Conte), si diffonde la buona stampa, si organizzano convegni e incontri, si tengono funzioni religiose. Si costruiscono chiese in zone periferiche vicine ai grandi complessi industriali (la chiesa di S. Giuseppe al Cascame nel ’35 interamente finanziata da mons, Scapardini allora vescovo della città).

Il seminario e i clero

Rifioriscono nel periodo le vocazioni: si tiene una media di 11-12 ordinazioni sacerdotali all’anno. Anche in questo caso la zona di provenienza dei sacerdoti è prevalentemente rurale. La formazione avviene nel seminario di Vigevano dove si ricorda il lungo rettorato di don Giovanni Bocca dal 1912 al 1932.

Il fascismo, però, imperversa e nel 1931 appaiono le prime scritte minaccianti sui muri dei circoli cattolici “ A chi l’Azione Cattolica ed i preti? In pasto al manganello!”. Molti circoli sono chiusi e alcune attività religiose verso e con i laici sospese.

Il nuovo vescovo , mons. Bargiggia di origini siciliane, arriva a Vigevano nel ’38: un momento particolarmente difficile per la questione razziale e la visita di Hitler. Mons. Bargiggia organizza nel ’39 un congresso catechistico (nell’anno era stato proclamato papa Eugenio Pacelli) e il XV sinodo (dal 1904 non se ne tenevano più).

La guerra e il dopoguerra

L’attività della chiesa subisce un rallentamento. Molti giovani partono per il fronte. Segue la caduta del fascismo del ’43. Nasce la Democrazia Cristiana che partecipa al processo di ricostruzione in condizioni molto difficili.

Nel 1947 si apprende la morte di Teresio Olivelli straziato dalla ferocia nazista (riceverà la medaglia al valor militare da De Gasperi a Roma nel ’53).

Si tengono le prime elezioni in città con la vittoria del social-comunisti.

Nel ’46 muore mons. Bargiggia e gli succede Antonio Picconi. I tempo sono tornati ad essere difficili con lo scontro continuo fra le forze comuniste e quelle democristiane.

Rinascono a Vigevano attività culturali ed economiche (la società Amici dell’Arte nel ’46 che raggruppò immediatamente oltre mille iscritti con la partecipazione anche della curia, la Pro Vigevano nel ’48, che organizzerà poi la Mostra Internazionale delle Calzature, si inizia la stampa regolare dell’Informatore vigevanese nel ‘46).

Si iniziano e si continuano altre opere e azioni meritorie: le suore domenicane per l’insegnamento, padre Balduzzi per le opere caritatevoli, la ricostruzione del seminario, il ritorno al culto forte per il beato Matteo Carceri.

Il contrasto con le case del popolo di chiara matrice materialista è stridente. Il vescovo convoca i 108 preti della diocesi e li sprona ad un’azione più diretta a favore della popolazione soprattutto gli immigrati che costituiscono quasi il 35% dei residenti e con visite dirette sui luoghi di lavoro vale a dire le fabbriche.

Nel ’60 la DC migliora la sua posizione e conquista il primato in 17 Comuni su 60 della diocesi. Si migliora la collaborazione fra laici e religiosi. Si ritorna all’assistenza alle mondariso (nel ’56 sono 25.000), si intensifica l’azione della stampa diocesana (l’Araldo, il bollettino del Santuario delle Bozzole con oltre 3.000 copie, il Santuario è spesso di radunate oceaniche, nelle feste pasquali del ’66 si contano 30.000 presenze e nel ’70 un padre mariano tiene un discorso di fronte a 15.000 persone!. I diffonde anche l’Aurora della Lomellina con una tiratura che arriva alle 48.000 copie), si attivano iniziative a favore dell’arte sacra: la mostra del ’62 a Palazzo Esposizioni,  si ultimano i lavori per il museo del Duomo (1968), si organizzano congressi diocesani a Mortara (’62) e Cassolnovo (’66).

A mons. Barbero succede mons. Mario Rossi nel 1971 che è ancora vescovo della città al tempo dell’edizione dell’opera alla quale si fa riferimento.

Mons. Rossi muore nell’88 e suo successore è mons. Giovanni Locatelli.

Dal 2000 è vescovo della città mons, Claudio Baggini.


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